
Il caso del torrente Rio Freddo
Come l’alterazione del territorio aumenta il rischio alluvioni a Cassano Magnago
Dove nasce e scorre il Rio Freddo.
Il torrente Rio Freddo nasce al confine tra i comuni di Cassano Magnago, Oggiona con Santo Stefano e Carnago, in provincia di Varese, e scorre verso Cassano per alcuni chilometri, distribuendo le sue acque lungo diversi percorsi. Verso ovest il Rio Freddo percorre una valletta piuttosto incassata che delimita l’altopiano di Soiano/S. Anna (è il Rio Freddo di Oggiona) mentre verso est raccoglie tutte le acque dell’area collinare detta “la Bonifica” (è il Rio Freddo diCassano). Alla fine, tutte queste acque si riuniscono per confluire nel torrente Rile, a valle dei suoi bacini di laminazione e a monte del centro abitato di Cassano.
E’ un piccolo corso d’acqua ma l’esperienza ha più volte insegnato che la pericolosità di un corso d’acqua non dipende dalla sua lunghezza. E il Rio Freddo non fa eccezioni: ha un regime tipicamente torrentizio, secco per molti periodi dell’anno e pericolosamente gonfio quando si verificano precipitazioni intense, comportandosi come uno sciacquone che, quando viene tirato, riversa improvvisamente a valle acqua e fango.
La conformazione originaria del suo territorio
Eppure la natura aveva disposto per questo torrente un percorso “saggio”, tale da ridurre al minimo gli effetti sul territorio, oggi si direbbe compatibile con il territorio stesso. Sono stati i successivi interventi dell’uomo, particolarmente negli ultimi decenni, che ne hanno alterato la morfologia e il percorso, tanto da farne uno spauracchio per la sicurezza di Cassano. L’area di oltre 1 Km2 dove il Rio Freddo raccoglie le sue acque (ovvero il suo bacino imbrifero) è costituita da un suolo argilloso impermeabile, di colore rosso mattone chiamato Ferretto o “Feret” in dialetto locale, che poco si presta all’agricoltura, mostrando piuttosto una vocazione boschiva. Proprio a causa dell’impermeabilità del terreno qui si sono storicamente formate numerose zone di acque stagnanti, o comunque con un deflusso molto lento, dove il livello variava a seconda delle condizioni di piovosità, tanto da presentarsi alternativamente emerse o sommerse. Queste zone di ristagno, acquitrinose e paludose, erano del tutto naturali e venivano chiamate dai vecchi Cassanesi “i Ovàa”. Distribuite su tutta l’area, la loro funzione era assai preziosa, perché di fatto trattenevano le acque sull’altopiano e ne rallentavano di molto il flusso verso valle, con un effetto di laminazione naturale.
Cosa è successo negli ultimi decenni.
Negli ultimi decenni il territorio collinare del Rio Freddo ha subito una progressiva urbanizzazione, con la realizzazione di capannoni, serre e insediamenti di tipo agro-industriali. Ciò è avvenuto attraverso importanti modificazioni del suo assetto morfologico e del suo regime idraulico, con movimenti terra, canalizzazioni, tombinature, nuovi scoli, riempimenti, rialzi e impermeabilizzazioni del terreno, modificazioni tutt’ora in atto. La conseguenza è stata la progressiva scomparsa del secolare sistema di ristagni d’acqua, la raccolta capillare di tutte le acque e la loro rapida immissione nel Rio Freddo. L’aumento del flusso d’acqua ha provocato un incremento del rischio alluvioni per il sottostante centro abitato, accompagnato da fenomeni di dissesto ed erosione delle sponde del Rio Freddo, particolarmente nella parte più a valle.
Il Rio Freddo si ribella
Già a partire dalla fine degli anni ’70, infatti, il Rio Freddo ha costituito un serio pericolo, tanto da essere stato la causa principale dell’alluvione di Cassano dell’ottobre 1976, come testimoniato dai documenti dell’epoca: “…in territorio di Oggiona con S. Stefano era stata eseguita una specie di diga costruita in lastre prefabbricate che, consentendo il passaggio delle acque solo attraverso una piccola luce, determinava l’invasarsi di notevoli volumi
d’acqua al crescere delle portate. Questo sconsiderato intervento era stato eseguito probabilmente con l’intento di immagazzinare una certa quantità di acqua da destinarsi ad uso irriguo. Orbene, al crescere del livello delle acque
invasate la recinzione crollava determinando il formarsi di un picco d’onda di piena che, traslando celermente lungo l’alveo, in quel tratto piuttosto ripido, si presentava all’imbocco della tombinatura di Cassano. Spaventato, il personale addetto alla pulizia abbandonava la griglia che si intasava rapidamente e causava l’allagamento di una parte dell’abitato circostante”. Per questo motivo i laghetti artificiali nel bacino del Rio Freddo possono costituire un
pericolo, come quello realizzato sul territorio di Cassano a metà degli anni ’90, con uno sbarramento di grosse pietre, la cui eliminazione è stata però imposta da un’Ordinanza del Sindaco nell’agosto 1995.
Il costo del dissesto idrogeologico
Inoltre, i nuovi e sempre più numerosi scarichi dai cigli delle scarpate dell’altipiano di Soiano/S. Anna, ma non solo, hanno inciso i versanti con profonde voragini, fino ad arrivare, talvolta, a movimenti e colate di terra. Per stabilizzare i più importanti di questi dissesti si sono resi necessari interventi pubblici, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, per oltre 500.000 €. In particolare, per contenere le erosioni lungo le sponde del Rio Freddo, nel 1998 sono state realizzate cinque soglie in massi e gabbioni metallici, tra via Ortigara e la confluenza con il Rile, con una spesa di oltre 150.000 €. Successivamente, nel 2006, per stabilizzare il versante destro del Rio Freddo, le voragini esistenti sono state risagomate a gradoni e consolidate, ma sono serviti altri 350.000 €, comprensivi dei lavori sulle frane della collina di S. Agnese.
Perché il Rio Freddo costituisce oggi un pericolo
Ma non sono diminuite le quantità d’acqua che continuano a riversarsi a valle, a partire da un’area sempre più impermeabilizzata e sempre meno naturale. Al contrario, nel suo complesso il Rio Freddo è oggi in grado, da solo, di
immettere nel Rile una portata superiore alla capacità di assorbimento da parte della porzione tombinata del Rile stesso, all’imbocco di via Buttafava, e di causare un’alluvione. Gli eventi di questi ultimi anni (2013 e 2014), in cui si
sono raggiunti livelli di guardia, pur in assenza di piovosità eccezionali e con i bacini di laminazione del Rile in funzione, ne sono una chiara testimonianza. Attualmente il Rio Freddo, insieme al Tenore, rappresenta il maggior pericolo di alluvione a Cassano. Il suo bacino imbrifero va, perciò, assolutamente tutelato, impedendo qualsiasi ulteriore intervento che comporti un aumento, anche minimo, di flusso d’acqua verso valle.
Il paradosso di oggi
La situazione in cui ci si trova oggi ha del paradossale. Da una parte sul Rile, a monte della confluenza del Rio Freddo, tra il 1999 e il 2005 sono stati realizzati una serie di cinque bacini artificiali (con dighe in terra alte quasi 6 metri) per trattenere e laminare le acque che scendono da Carnago e Caronno Varesino, spendendo complessivamente oltre 3.100.000 €. Dall’altra parte, sul Rio Freddo, è stato invece progressivamente eliminato il secolare sistema naturale di laminazione delle acque di Oggiona e della zona collinare di Cassano. E i lavori di ripristino dei danni sinora provocati sono già costati, tra il 1998 e il 2006, centinaia di migliaia di euro. …Per essere ancora in condizioni di pericolo alluvioni.
Come viene vanificata l’efficacia delle opere idrauliche
“Fà e desfà l’è tutt un laurà” recita un vecchio modo di dire dialettale per indicare un modo di lavorare assurdo. Il pensiero va a Penelope che di giorno, sotto gli occhi di tutti, tesseva la tela mentre la notte, segretamente, la disfaceva. Analogamente, le opere idrauliche vengono sbandierate alla luce del sole mentre l’espansione urbanistica della delicata zona collinare viene fatta passare nell’indifferenza generale.
Cassano Magnago, dicembre 2014
